
L’intervista al progetto RPM
Intervista ai RPM
Esce per l’etichetta Filibusta Records il primo disco del progetto RPM dal titolo omonimo formato da Claudio Piselli al vibrafono, Pierpaolo Ranieri al basso e Alessandro Marzi alla batteria. Un progetto, che ha già un’attività di due anni di concerti, che rappresenta la riunione di tre musicisti dalla lunga esperienza professionale che hanno alle spalle anni di collaborazione. È Claudio Piselli a raccontare a Best Entertainment questa nuova avventura artistica.
Ciao Claudio, raccontaci un po di te. Quando hai deciso di diventare musicista e cosa ti ha portato a scegliere il vibrafono?
Ho deciso di intraprendere il percorso da musicista intorno ai 14 anni. Sono cresciuto in una borgata di Roma, in un contesto non semplice, dove era facile prendere strade sbagliate. La musica è stata una sorta di ancora di salvezza, un rifugio che mi ha dato luce e direzione. Devo molto a mia madre, che ha creduto in me fin dall’inizio e mi ha iscritto a una scuola di musica. Ho iniziato con la batteria, strumento che mi ha subito affascinato per il suo dinamismo e la sua energia. Il vibrafono è arrivato un po’ più tardi, quando mi sono iscritto al conservatorio. Mi piaceva molto
il jazz e, dopo aver maturato esperienza orchestrale come percussionista, ho sentito il bisogno di esplorare uno strumento che mi permettesse maggiore libertà espressiva. Così sono tornato al vibrafono, ma questa volta con un approccio completamente diverso, quello dell’improvvisazione jazz.
Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento durante il tuo percorso musicale?
All’inizio, i miei riferimenti erano legati principalmente ai libri di tecnica e metodo, come quelli di David Friedman e Gary Burton, due giganti del vibrafono moderno. Ma i musicisti che mi hanno davvero ispirato sono stati altri: Milt Jackson, con il suo fraseggio elegante e il suo swing inconfondibile, Lionel Hampton, che ha portato il vibrafono al grande pubblico con una carica straordinaria, e Terry Gibbs, con cui ho avuto anche la fortuna di scambiare qualche messaggio. Per me è stato incredibile poter dialogare con un musicista che ha scritto la storia dello strumento.
RPM è il nome della tua band e anche del vostro ultimo disco. Ce lo puoi raccontare?
RPM è l’acronimo dei nostri cognomi: Ranieri, Piselli, Marzi. Siamo amici e colleghi da tantissimi anni: ci conosciamo da quando eravamo poco più che maggiorenni e abbiamo condiviso il palco in
tanti locali storici di Roma, suonando con musicisti diversi e sperimentando vari generi. La passione per la fusion ci ha sempre accomunati e, dopo anni di percorsi differenti, le nostre strade si sono incrociate di nuovo. Così è nato questo progetto, che è un po’ il racconto del nostro viaggio musicale, della nostra crescita artistica e della voglia di riscoprirci insieme. Il disco riflette tutto questo: una fusione di esperienze, influenze e momenti vissuti, tradotti in musica.
Quali sono i generi che ami di più e che ascolti principalmente?
Non sono legato esclusivamente al jazz degli anni ’60 e ’70, anche se rappresenta una parte fondamentale del mio background. Amo Herbie Hancock per la sua visione innovativa e il suo impegno nella musica, mentre Wayne Shorter e Chick Corea mi affascinano per la profondità e l’eleganza delle loro composizioni. Tre artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del jazz. Ma soprattutto mi interessa scoprire nuovi progetti, seguire vibrafonisti della scena attuale e andare ai concerti dei grandi musicisti di jazz. L’ascolto e la musica live sono sempre stati per me una fonte inesauribile di ispirazione.
Come è nato questo progetto e perché hai scelto Pierpaolo Ranieri e Alessandro Marzi?
Diciamo che ci siamo scelti a vicenda. La nostra amicizia e collaborazione musicale ha radici profonde. Abbiamo condiviso tanti palchi e tante esperienze, e per me loro rappresentano il meglio della scena jazz attuale. C’è una sintonia naturale tra di noi, che si riflette nella musica e rende ogni performance un’esperienza autentica. L’idea di suonare insieme di nuovo è nata quasi spontaneamente, e il progetto RPM è il risultato di questa intesa ritrovata.
Con quali musicisti ti piacerebbe collaborare in futuro?
Mi piacerebbe tantissimo collaborare con alcuni dei grandi nomi del jazz italiano, musicisti che hanno scritto pagine importanti della nostra musica e che continuo ad ammirare. Roberto Gatto, Enrico Pieranunzi, Rosario Giuliani, Enrico Rava, Maurizio Giammarco… sarebbe un onore poter condividere il palco con loro. Questa è quasi una dichiarazione d’amore nei loro confronti!
Hai delle novità per il futuro di cui vuoi parlarci?
Sì, stiamo lavorando su nuove composizioni e vogliamo dare a questo progetto, e soprattutto al nostro disco, lo spazio che merita. L’obiettivo è portarlo su palchi importanti e partecipare a festival prestigiosi. Suonare dal vivo è ciò che ci dà più energia, perché è lì che la musica prende davvero vita. Abbiamo tanta voglia di condividere questa esperienza con il pubblico e continuare a crescere artisticamente.
Servizio a cura di Carlo Cammarella
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