L’intervista a VI SKIN music

L’intervista a VI SKIN music

Best Entertainment Intervista VI SKIN Music

Vi Skin, pseudonimo di Sofia Pelle, è una cantautrice italiana classe 1993. Nata ad Esperia (FR), nella meravigliosa Ciociaria, si avvicina alla musica a soli 7 anni, anche grazie alla zia, pianista, che dopo averle fatto ascoltare il capolavoro beethoveniano “Per Elisa” e percependo l’inclinazione della nipote allo strumento, suggerì ai genitori di iscriverla ad un corso di musica. Così, Vi Skin iniziò la sua formazione artistica: prima la tastiera elettronica, poi, il canto. L’attitudine al canto venne notata dalle sue insegnanti della scuola primaria, che le consigliarono di prendere parte anche ad un corso di canto, corso che però, decise di abbandonare poco dopo. Con la sua voce cristallina, in grado di accarezzare le parole e le corde dell’anima di chi l’ascolta, Vi Skin è una delle più promettenti cantautrici italiane del panorama musicale italiano. Grazie a Elisa Serrani di Music & Media Press, noi di Bestentertainment pubblichiamo l’Intervista, buona lettura…

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Che ispirazione sta dietro al titolo “Calamita” e come si collega al messaggio del brano?

La scelta del titolo del mio ultimo brano, trae la sua genesi dalla metafora del pregiudizio, che, proprio come una “Calamita”, si attacca alla mente e all’anima delle persone con conseguente effetto distruttivo non solo nei riguardi di chi lo riceve, ma anche in quello di chi lo genera e lo diffonde.

In “Calamita”, affronti tematiche importanti come i pregiudizi, l’ignoranza che vi sta alla base e l’inclusione. C’è stato un momento particolare che ti ha spinto a scrivere su questi argomenti?

Ciò che mi ha spinto a scrivere “Calamita” era il desiderio di sentire il cuore più leggero. Attraverso la mia musica,che funge da filtro, invito sempre me stessa a reagire. Detesto chi si piange addosso, chi, invece di trovare una soluzione sta lì fermo a non fare nulla. Il tempo non mette a posto niente, siamo noi a doverlo fare; stare bene è una nostra responsabilità che non può essere scaricata altrove, così mi sono rimboccata le maniche e ho lavorato affinché potessi tornare a sentire quella sensazione di leggerezza e serenità. Fare musica, per me, è un atto di ribellione nei
riguardi di quelle emozioni che mi fanno sentire oppressa.

Come hai lavorato sulla fusione tra le sonorità musicali e i testi per trasmettere efficacemente il messaggio di “Calamita”?

Amo l’hip-hop, sono affascinata da questo movimento culturale che comprende diverse discipline. Amo la musica Rap e di conseguenza i miei testi ne subiscono l’influenza. Nel 1300, in Gran Bretagna, il verbo “To Rap” veniva utilizzato in maniera colloquiale con il significato di “chiacchierare- raccontare una storia”. Chi fa Rap, quindi, è un cantastorie, o meglio, è un parla-storie. Io non mi definisco una rapper, ma mi piace raccontare la mia storia attraverso la stesura di testi o melodie dal ritmo sincopato. In “Calamita” volevo raccontare la mia storia non solo attraverso le parole, ma anche attraverso l’arrangiamento, e per farlo, è stato necessario curare tutto nel minimo dettaglio, soprattutto sotto l’aspetto interpretativo. Per parlare di una tematica sociale come il pregiudizio, ho scelto sonorità urban, e poichè amo la musica classica, e, avendo un debole per il violoncello, ho voluto inserire delle tracce in cui fosse presente questo strumento meraviglioso.

Qual è stato il momento più sfidante nella creazione di “Calamita” e come lo hai superato?

La sfida più grande è stata quella di trovare un produttore con molta esperienza alle spalle. È un brano delicatissimo, in cui doveva essere curato tutto nei minimi dettagli (più del solito). Fortunatamente la vita mi ha regalato Orph3us. Daje Prod!

Quali reazioni speri di suscitare negli ascoltatori con questo singolo? Hai già in mente nuovi progetti?

Spero che questo brano possa avvolgere e consolare le persone che non riescono a trovare riparo dal pregiudizio. Il principio che mi spinge a fare musica è quello di aiutare il prossimo e a farlo sentire meno solo. La mia musica voglio che sia quella pacca sulla spalla che incoraggi le persone ad affrontare ogni momento con grinta e positività. Ci tengo a trasmettere vicinanza e speranza, è sempre bello sperare, soprattutto quando speri che quel qualcosa accada e tu, fai in modo che accada davvero. La musica è parte integrante della società, che ha bisogno di sentirsi accolta e di rendersi conto, che in fondo, non siamo poi così diversi.

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