
L’intervista a Valentina Cristiani
Best Entertainment Intervista VALENTINA CRISTIANI – GIORNALISTA SPORTIVA
Care lettrici e lettori della pagina Inerviste di Bestentertainment abbiamo il piacere di presentarvi la giornalista sportiva Valentina Cristiani che lavora in TV presso diversi canali sportivi come Sportitalia e non solo. Valentina è anche una scrittrice. Ma sentiamo cosa ci racconta, buona lettura…
Ciao Valentina! Raccontaci la tua storia in poche parole: chi sei e qual è il sogno più grande che hai nel cassetto?
«Sono una ragazza che vive sui treni». Mi piace definirmi così, con un sorriso e la valigia sempre pronta. Per me il viaggio non è solo uno spostamento, ma il cuore pulsante del mio lavoro di giornalista.
In questi mesi la mia vita è stata un meraviglioso frullato di emozioni: ho portato in giro il mio ultimo libro, “Non chiamateci quote rosa”, vedendolo viaggiare a Roma fino in Campidoglio, al Salone del Libro di Torino, fino ai teleschermi di Milano (Sportitalia), Roma (CittaCeleste) e Brescia (su Rete Brescia e Telelombardia TV). Ogni incontro, ogni sguardo e ogni stretta di mano mi hanno dato una carica incredibile.
E la corsa non si ferma qui. Questo autunno mi aspetta una nuova, entusiasmante avventura: sarò alla conduzione di “Storie in Fuorigioco” su Sportitalia. Per questa bellissima opportunità e per la fiducia che hanno scelto di darmi, ci tengo a ringraziare di cuore il prof. Angelo Maietta e il direttore Michele Criscitiello.
Amo cambiare, mettermi in gioco e reinventarmi ogni singolo giorno. Se chiudo gli occhi e penso al mio sogno più grande? Vedo un format tutto mio, nello stile intimo e accogliente di un salotto alla Verissimo, magari in uno studio caldo o, perché no, itinerante, per raccontare emozioni, storie delle persone tra le bellezze senza tempo del nostro Paese.
So che la strada è lunga, ed è per questo che oggi studio, mi aggiorno e ci metto tutta l’anima. Voglio farmi trovare super pronta quando quel momento arriverà. Nel frattempo, ci vediamo in carrozza!
Descrivi un po’ le tue giornate…
Le mie giornate sono un viaggio leggero, fatto di “frame”, parole, e di quella meraviglia che nasce solo quando impari a guardare le cose da vicino. Vivo a Genova, una città che non si svela mai del tutto, ma che ogni giorno riesce a emozionarmi sempre di più, come se la vedessi ogni volta per la prima volta. La mia giornata tipo, extra lavoro, inizia con la calma di un rito semplice, ma per me fondamentale: un toast e un buon caffè. È in quel momento di silenzio che ricarico le energie, perché la verità è che non mi fermo mai. Il mio posto del cuore è il mare. Ho un rapporto speciale con lui: mi piace andare in spiaggia, camminare sulla riva e semplicemente ascoltarlo, senza il bisogno di fare il bagno.
Mi basta la sua presenza per rimettermi in pace con il mondo. La mia vita è scandita da ciò che mi fa stare bene: la lettura dei quotidiani sportivi per tenermi aggiornata e l’energia vibrante della musica, in sottofondo. Mi piace poi cucinare per chi amo, trasformando il cibo in una scusa per stare insieme e prendermi cura delle persone speciali. E’ proprio da questo flusso di emozioni che nasce il mio desidero di scrivere. In questo periodo la mente viaggia veloce: sto scrivendo il mio quarto libro che uscirà entro fine anno.
È nato per caso, come tutte le cose belle della mia vita. Stavo leggendo in vacanza un libro di Gianluca Gotto — uno dei miei scrittori preferiti — e in quel momento è scattata una scintilla improvvisa, condivisa e approvata dalla mia editrice. Ma d’altronde, le cose più belle arrivano così, senza bussare, quando lasci la porta aperta al destino. Se la settimana è un vulcano di idee e movimento, il weekend cambia completamente ritmo. Amo quei fine settimana in cui la parola d’ordine è: nessun programma. Ci si sveglia e si vive alla giornata, spensierati, seguendo solo l’istinto e la voglia del momento. Perché a volte, il modo migliore per trovarsi è proprio accettare di perdersi nel presente.
Il tuo ultimo libro ha un titolo decisamente provocatorio: ‘Non chiamateci quote rosa’. Ci racconti com’è nato questo progetto e qual è la scintilla che ti ha spinto a scriverlo?
Questo è il mio terzo libro, ma sento che dentro c’è qualcosa di profondamente diverso. Non è figlio di statistiche fredde o di teorie astratte studiate a tavolino; nasce, invece, dagli sguardi, dalle confidenze sussurrate e dalle storie vere di tantissime note giornaliste Rai, Mediaset, Sky, Dazn, Spoortitalia, ecc.. che ho avuto la fortuna di incrociare sul mio cammino. Tra queste pagine ho voluto raccogliere e custodire la testimonianza di quaranta professioniste, quaranta donne che hanno accettato di aprirsi e di raccontarsi.
Se dovessi dirti cosa mi ha spinto a scrivere, ti parlerei della rabbia. Quella rabbia silenziosa, che mastichi amaro ogni giorno, tipica di chi sa che deve lavorare il doppio degli altri anche solo per dimostrare la metà di quanto vale. E poi mi ha spinto il senso di colpa, quel peso così ingiusto che grava sulle spalle di tante madri, figlie e professioniste. Donne costantemente in bilico, tese nel tentativo doloroso di “andare bene” per una società che chiede loro di essere perfette in tutto, senza però dare mai gli strumenti per riuscirci. Ma più di ogni altra cosa, a muovere la mia penna è stato un senso profondo di alleanza e di responsabilità verso ognuna di loro.
Le ragioni che mi hanno guidato sono essenzialmente tre. La prima è il desiderio profondo di dare voce alle competenze, rimettendo il merito al centro di tutto. Non stiamo parlando di “quote” da riempire per mettersi a posto la coscienza o fare statistica; parliamo di talento, di visioni e di capacità che il mondo del lavoro non può più permettersi il lusso di sprecare.
La seconda ragione è che volevo cambiare radicalmente la narrazione. Dobbiamo smetterla con lo stereotipo secondo cui le donne hanno bisogno di essere “protette” o facilitate per arrivare ai vertici. Le donne non chiedono favori: hanno solo bisogno che vengano finalmente rimossi gli ostacoli sistemici che impediscono loro di competere ad armi pari.
Infine, non volevo che questo fosse solo un libro di denuncia. Volevo che offrisse una prospettiva futura, che fosse un manifesto propositivo e pieno di speranza. Per questo ho voluto mappare le storie di chi ce l’ha fatta, per indicare strade concrete e percorribili. Il mio sogno è contribuire a costruire una leadership nuova, inclusiva e plurale, dove il genere sia vissuto semplicemente come una bellissima caratteristica e mai, in nessun caso, come un limite.
Come molte sue colleghe, anche lei ha dovuto farsi strada in un contesto fortemente maschilista. È stato difficile farsi prendere sul serio, essere credibile come professionista, proprio perché donna?
Se devo essere del tutto onesta, non ne parlerei nemmeno al passato: è difficile ancora oggi, ed è una fatica quotidiana. Parlo per me e per le mie colleghe giornaliste. Soprattutto quando, come nel mio caso, ti piace scherzare con la tua immagine anche sui social. Mi piace curarmi, usare i social, postare tempestivamente… Eppure, tutto questo viene ancora visto come qualcosa di ‘non consono’ al ruolo di una giornalista.
Il problema vero è che, se sei donna, l’aspetto esteriore diventa un ostacolo in più. Ti ritrovi sempre a dover dimostrare qualcosa, a dover fare il doppio della fatica per essere presa sul serio, credibile. Certo, per fortuna quando le persone ti conoscono davvero e lavorano con te sul campo, capiscono subito chi sei, quanto vali e quanta passione ci metti. Ma finché quel momento non arriva, devi scontrarti con il pregiudizio. Guardano le tue foto su Instagram, sanno che sei opinionista/conduci in TV, e nella loro testa si fanno un’idea lontanissima da quella della classica giornalista ‘da scrivania’.
Ma sapete una cosa? Per me il bello sta proprio lì: nel rompere quel muro, nel destabilizzare le loro certezze. Quando poi, alla fine, mi sento dire che sono brava e capace, quella per me è la vittoria più dolce. Perché significa che ho smentito l’idea superficiale che si erano fatti di me.
La tua presenza in TV è sempre più forte: ti vediamo come opinionista, sei in tour per presentare il tuo libro e presto sarai alla conduzione di un programma su Sportitalia. Cosa si prova a gestire la pressione e l’adrenalina del piccolo schermo in ruoli così differenti?
Mi chiedono spesso cosa si provi a stare davanti a una telecamera o dietro a un microfono. La verità? È una magia che non si spegne mai. Quando sono in diretta, il cuore accelera sempre un po’: è quella tensione buona che ti fa sentire viva, quel legame invisibile ma fortissimo che si crea con chi è dall’altra parte dello schermo o della radio, dove ho lavorato in passato. Comunicare, per me, non è mai stato solo un lavoro, ma un modo per accorciare le distanze.
Questa emozione la porto con me ogni settimana a Blucerchiati Live come opinionista, e ogni giorno quando dirigo la testata Tuttosampdoria o scrivo per la Gazzetta e gli altri settimanali per cui collaboro. È lo stesso brivido che provo come opinionista per il Calciomercato su RaiSport e negli studi di Sportitalia ogni volta. E proprio a Sportitalia, questo autunno, farò un salto bellissimo per cui ringrazio il prof. Angelo Maietta e il direttore Michele Criscitiello per avere creduto in me: condurrò il format “Storie in Fuorigioco”. Questo programma sarà un viaggio profondo nel cuore della resilienza, fatto di cadute dolorose e rinascite straordinarie. Sarà un racconto vivo, fatto di volti, sfumature intime e storie totalmente inedite. Perché alla fine, la parte più autentica del mio mestiere è proprio questa: sintonizzare il mio battito con quello di chi mi ascolta, trovando una corda comune nelle nostre fragilità e nella nostra forza.
Oltre al tuo lavoro, quali sono le tue grandi passioni? Se dovessi scegliere un libro che ha lasciato il segno e che consiglieresti ai nostri lettori, quale sarebbe?
Quando si spengono le luci dei riflettori, cerco la bellezza nelle cose semplici e autentiche. Il mio rifugio preferito sono le passeggiate in riva al mare: il rumore delle onde mi aiuta a ricaricare le energie e a ritrovare il mio centro. Ma la passione non si spegne mai, e appena posso mi lascio rapire dal richiamo del campo, che si tratti di seguire una partita di cartello o una sfida minore, perché per me il calcio è un amore viscerale in ogni sua sfumatura. Anche nei momenti di relax mi piace nutrire la mia mente: adoro seguire i salotti televisivi, non solo per intrattenimento, ma come un’opportunità per cogliere spunti, rubare segreti del mestiere e trovare sempre nuovi stimoli per migliorarmi professionalmente.
Questa mia costante ricerca di senso e di crescita si riflette anche nelle mie letture del cuore. Due libri, più di altri, mi porto dentro e li consiglierei:
• Per dieci minuti di Chiara Gamberale, che mi ricorda ogni giorno l’importanza di aprirsi al nuovo, di osare piccoli cambiamenti e di accogliere le sfide con un pizzico di leggerezza.
• Quando inizia la felicità di Gianluca Gotto, una lettura profonda che per me è un vero e proprio inno alla rinascita, un invito a cercare la serenità nelle piccole cose e a ricordarci che, dopo ogni caduta, abbiamo sempre il potere di scegliere di essere felici.
C’è stato un momento preciso, un evento o magari un articolo che hai letto, in cui hai detto a te stessa: ‘Da grande farò la giornalista’? Qual è stata la tua scintilla?
Ci sono cose che non decidi a tavolino. Te le senti addosso e basta, come un abito cucito su misura per te, fin da piccolina. Se ripenso a quando ho capito di voler fare la giornalista, mi rendo conto che in realtà è qualcosa che ho sempre avuto dentro. Non è stata una scelta dell’età adulta, è stato semplicemente il mio modo naturale di stare al mondo.
I miei professori, vedendo quanto andassi bene nei temi e notando la mia pazienza, mi consigliavano di fare le magistrali. Ma io avevo già la mia strada chiaramente impressa nella testa. Ricordo ancora i pomeriggi delle medie passati a Casteldebole a guardare gli allenamenti del Bologna, rapita dal rettangolo verde, dalle performance dei calciatori, dai moduli. E poi, alle superiori, mentre i miei coetanei pensavano alla maturità e a prendere la patente, io passavo le domeniche a bordo campo a scrivere le cronache delle partite per i settimanali locali.
È stato un percorso spontaneo, quasi inevitabile. Subito dopo le superiori sono arrivate le prime collaborazioni con i quotidiani Il Resto del Carlino e il Corriere Romagna, fino a quel 2005 in cui ho finalmente stretto tra le mani il mio tesserino da giornalista. Ma la mia fame di calcio non si fermava al racconto: volevo viverlo da dentro. Così, qualche anno prima, ho preso l’attestato da allenatrice delle giovanili, guidando i ragazzi sul campo a Zola Predosa per due anni. Un’esperienza splendida, che mi ha insegnato e trasmesso tantissimo anche umanamente.
Da allora, non mi sono più fermata. Ho continuato a scrivere per i quotidiani — oggi orgogliosamente collaboro con la Gazzetta e dirigo il sito “Tuttosampdoria” — e ho girato gli studi televisivi di mezza Italia come conduttrice e opinionista: da Bologna a Parma, da Genova a Brescia, fino a Milano, Torino e Roma. E non solo.
E se oggi mi guardo indietro, a quella timida ragazzina che scriveva i commenti alle partite la domenica pomeriggio, sento un groppo in gola se penso a dove mi ha portato quella testardaggine: fino a realizzare il sogno incredibile di presentare il mio libro a La Vita in Diretta e nella cornice solenne del Campidoglio. La prova che quando un sogno ti calza a pennello, non c’è ostacolo che possa impedirti di indossarlo. Ma ora studio per realizzarne un altro.
Ce lo sveli in anteprima?
Se dovessi chiudere gli occhi e pensare al mio grande sogno nel cassetto, ti direi che desidero con tutta me stessa condurre un salotto televisivo. Un luogo accogliente, fatto di luci morbide e confessioni sincere, un po’ sul modello di Verissimo.
Il mio obiettivo non sarebbe semplicemente fare delle interviste, ma creare uno spazio sicuro dove le persone possano finalmente spogliarsi del proprio ruolo pubblico, sentendosi a proprio agio. Mi piacerebbe tantissimo accorciare le distanze, spegnere i riflettori del pregiudizio e accendere quelli dell’empatia per portare alla luce il “dietro le quinte” di chi ho di fronte. In ogni ambito professionale/lavorativo. Vorrei scavare con delicatezza, andare oltre la superficie e scoprire l’anima che si nasconde dietro il personaggio, mostrando al pubblico la persona reale, con le sue fragilità, le sue cadute e le sue rinascite. Perché sono convinta che dietro ogni grande nome ci sia una storia straordinaria che aspetta solo di essere ascoltata col cuore.
Il tuo debutto letterario è avvenuto con ‘Calciatori? No grazie’, un libro che ti ha portata fino al palcoscenico de La Vita in Diretta su Rai 1, intervistata da Francesca Fialdini. Qual era il messaggio principale che stringevi tra le mani e che volevi lanciare al pubblico?
E’ stato un onore presentare il mio primo libro nel salotto de La Vita in diretta di Francesca Fialdini, tra i volti più stimati della televisione italiana, apprezzata da pubblico e critica per una dote rara: l’empatia. Il suo stile di conduzione unisce una naturale eleganza a una profonda capacità di ascolto. Nei suoi programmi, le fragilità umane non diventano mai spettacolo, ma storie da accogliere e raccontare con rispetto e delicatezza, lontano da ogni forma di sensazionalismo.
Con il mio libro “Calciatori? No, grazie!”, ho voluto affrontare con un pizzico di ironia, leggerezza e tanto realismo quel mito intramontabile dell’amore tra le donne e il mondo del calcio, provando a scardinare una volta per tutte il cliché del calciatore visto come il “partito ideale”.
Attraverso le avventure e le disavventure della mia protagonista, Giulia, il mio obiettivo è trasmettere alcuni messaggi che mi stanno molto a cuore:
• Smantellare il mito del “Principe Azzurro” in scarpini: Dall’esterno il mondo del calcio viene sempre percepito come dorato, perfetto e senza pensieri. Io che ci lavoro dentro volevo invece mostrarvi il “dietro le quinte”, fatto di ritiri, riflettori costanti e dinamiche di coppia tutt’altro che semplici. Il mio invito è a non basare mai i propri sogni d’amore solo su uno status sociale.
• Mettere al centro l’indipendenza e l’emancipazione: Giulia compie un vero e proprio viaggio alla ricerca dell’Amore con la “A” maiuscola, ma la lezione più grande che impara è che la nostra felicità e la nostra realizzazione non dipendono mai dall’uomo che abbiamo al fianco, specialmente se risponde a uno stereotipo di ricchezza e successo.
• Portare ironia e consapevolezza nei rapporti: Ho scelto un tono brillante e leggero (lo stesso di cui abbiamo chiacchierato a La Vita in Diretta) proprio per spingere le lettrici, soprattutto le più giovani, a guardare oltre la superficie dei social e della TV, per focalizzarsi su valori molto più concreti, sani e autentici.
In sintesi, ho usato il pretesto del “no ai calciatori” per lanciare un messaggio molto più ampio: un invito all’autodeterminazione, alla crescita personale e alla ricerca di un amore reale, lontano dai falsi miti della cultura pop di oggi.
Importante e significativo anche il messaggio che hai trasmesso con il secondo libro “Goal a 4 zampe”…
Ho cercato di scattare una fotografia, intima e profondamente empatica di un mondo che spesso vediamo solo attraverso uno schermo o una pagina di giornale.
Parlando del legame tra le giornaliste (molte delle quali volti noti dello sport e della tv) e i loro amici animali, svelo un dietro le quinte fatto di grandissima dolcezza, vulnerabilità e autenticità.
Il libro racconta di un porto sicuro lontano dai riflettori e dalle scadenze.
La vita di una giornalista è una corsa contro il tempo: diretta televisiva, scadenze di redazione, la pressione dei social, i riflettori sempre accesi e il giudizio del pubblico. Nel libro raccontk come, per queste professioniste, l’animale domestico rappresenti il vero “porto sicuro”.
Quando tornano a casa e posano il microfono, i loro pelosetti non vedono la giornalista famosa, l’opinionista o la conduttrice. Vedono solo la loro “mamma” umana. È un amore puro e disinteressato, totalmente slegato dallo share, dai numeri o dal successo.
Attraverso i racconti e gli aneddoti delle protagoniste, emerge che per le giornaliste questi animali non sono semplici “compagni di appartamento”, ma veri e propri membri della famiglia, spesso definiti come dei figli.
• Vengono raccontate storie di donne che rivoluzionano la propria quotidianità per i loro pet: dalla scelta di un’auto spaziosa per farli viaggiare comodi, fino alla ricerca di una casa che abbia spazi adatti a loro.
• Sono i loro più grandi complici, capaci di capire i momenti di stress, stanchezza o delusione professionale con un solo sguardo.
• Di come durante la pandemia gli amici pelo setti sono stati la loro ancora di salvezza
Quali sono le cose che riescono davvero a ferirti o a farti arrabbiare, e quali invece quelle capaci di farti innamorare a prima vista, che sia di un progetto, di un’idea o di una persona?
Non sopporto le finzioni: le bugie e la mancanza di rispetto mi feriscono, e l’ingratitudine mi lascia addosso una grande amarezza. Ma se c’è qualcosa capace di conquistarmi davvero, è la purezza della dolcezza, dei sentimenti sinceri. Mi innamoro di chi sa restare, di chi sceglie di esserci nella mia quotidianità con un piccolo gesto, uno sguardo, una presenza costante. È nelle piccole attenzioni di ogni giorno che ritrovo il senso profondo dell’amore.
Se potessi aprire un mappamondo, girarlo e puntare il dito alla cieca: dove ti piacerebbe piantare le tue radici, o dove si trova il tuo ‘posto nel mondo’ ideale?
Se mi chiedessero dove mi piacerebbe vivere, la mia risposta sarebbe un sorriso: esattamente dove sono ora. Questo posto non è un caso, è un sogno che ho coltivato nel cuore per tantissimo tempo, desiderandolo così forte da riuscire a trasformarlo in realtà. Oggi vivo a Genova, insieme alla persona del mio cuore, e avere il mare a fare da cornice a ogni nostro giorno è la ciliegina sulla torta di una felicità che ci siamo scelti e costruiti insieme.
Valentina Cristiani
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