L’intervista a Giovanna Casotto

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L’intervista a Giovanna Casotto

Giovanna Casotto è sempre stata un’appassionata di disegno e fumetto. Nel 2014 il museo WOW Spazio Fumetto tiene una mostra dedicata alle sue opere. Ritiene la storia un particolare non fondamentale nei suoi fumetti, perché “il disegno si racconta da sé. Ma andiamo a farle qualche domanda…

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Ciao Giovanna raccontaci un po di te, dove sei nata, percorso di studi… fino ad arrivare alla tua professione…

Ciao a Tutti Voi. Sono nata a Desio, in provincia di Milano, ma solo perché a Paderno Dugnano, sempre in provincia di Milano, non c’era ancora il reparto maternità alla clinica San Carlo dove, invece, sono nate le mie sorelle, più piccole di me, facile. Ho frequentato le elementari, le medie, il liceo scientifico, e la facoltà di lettere moderne, senza però, laurearmi. Avrei preferito frequentare il liceo artistico, ma i miei genitori non me l’hanno permesso a causa di un loro pregiudizio sulle scuole cosidette d’arte. Il pregiudizio si fissava sull’idea che chiunque bazzicasse in ambienti “artistici” fosse matto o al minimo strano, ma proprio al minimo. Poi, una volta sposata, a ventitre anni, una volta partorito due figlie, una volta annoiata dalla vita casalinga, decido di iscrivermi alla scuola del fumetto di Milano con lo scopo di imparare bene a disegnare la figura umana, dopo aver conosciuto LA BIONDA di Franco Saudelli, sfogliando i fumetti che il mio attuale ex marito collezionava. E con lo scopo di riempire il vuoto delle faccende domestiche e accontentare il mio amore per il disegno. Mi sono iscritta a quella scuola a ventisette anni, pur essendo più vecchia dei miei compagni di classe e persino di alcuni insegnanti, pazienza, ecco.

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Scuola del fumetto? Pazzesco, io non ho mai letto fumetti, a parte Alan Ford e Strumtruppen, al mare, in agosto (vergognomi!). E ridevo, ridevo tanto. E mai e poi mai avrei immaginato che il fumetto diventasse per me un lavoro. Mi ero presentata alla scuola per l’iscrizione con un fumetto di “La Bionda” in mano, chiedendo al preside se fosse possibile imparare a disegnare così bene, cioè, come Saudelli. “Si”, rispose, Giuseppe Calzolari. Perfetto. Mi iscrissi. A un certo punto, un piccolo editore si rivolse alla scuola in cerca di disegnatori per una rivista di fumetti di calcio, nonostante odiassi il calcio, mi presentai alla sua redazione con i miei disegni, lontani anni luce da quel genere, l’editore ne fece comunque qualche fotocopia che mise nel cassetto e mi salutò. Qualche anno dopo mi contattò, proponendomi di collaborare a una rivista di fumetti erotici: ” Selen”. Così, nasceva il primo numero, e insieme, nascevo io come disegnatrice di fumetti erotici. Una casualità, insomma.

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Chi è l’artista che ami di più?

L’artista che amo di più è Franco Saudelli. Poi, chiaramente, me ne piacciono anche altri: Leone Frollo, Roberto Baldazzini, Fernando Caretta, Riccardo Mannelli, Dave Stevens, Olivia De Berardinis, Alberto Vargas, Caravaggio, etc etc, l’elenco è lungo.

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Dove prendi l’ispirazione per disegnare?

Riguardo l’ispirazione… mi ispiro agli anni ’50. Le mie pin ups assomigliano alla femminilità di quegli anni, una femminilità giocosa, colorata, che enfatizza le forme del corpo femminile come forte richiamo sessuale per l’uomo, naturale, no? Non donne giocattolo, sia ben chiaro, ma ironiche e auto-ironiche, alla Franca Valeri, per dire. Utilizzo la fotografia come base dei miei disegni: ricopio, ricopio, ricopio.

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Che cosa ti piace e cosa detesti?

Detesto l’ipocrisia, l’arroganza, la competizione. Amo l’ironia, lo spirito critico, i bar malfamati di Cusano Milanino.

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L’esperienza che ti ha emozionata di più finora?

Esperienza di vita? Il parto.

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Come sei caratterialmente?

Sono, fondamentalmente, allegra. Ma anche arrabbiata, un pochino, eh!

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Credi nei sogni?

Urca. Credere è un verbo che non mi appartiene, in generale, dico. E’ un verbo difficile… Sognare è imprescindibile, eo ipso, umano.

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Periodo artistico che ami di più?

Ogni periodo artistico ha il suo fascino, racconta la storia del tempo, della bellezza. Un artista che amo molto è Francis Bacon. Mai nessuno è stato così ossessionato e affascinato dalla bocca come parte dell’anatomia umana. Sarà che anch’io ne sono affascinata. La bocca è la sintesi di ciò che siamo. Con la bocca parliamo, mangiamo, baciamo. Dimenticavo: fumiamo. A parte gli scherzi, la bocca mi ossessiona per il fatto che mangia, ingoia, aspira, beve, succhia e risucchia, ma di più, divora, proprio come fanno tutti gli esseri viventi in questo mondo che si divorano l’uno con l’altro, e questo fatto proprio non lo sopporto. Ma mi incuriosisce, ripeto, mi ossessiona.

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Se tu potessi scegliere, in quale epoca vorresti vivere?

Facile: negli anni del dopoguerra. Anni ’50. Ma anche nel futuro, per vedere se un giorno le automobili voleranno, come nei fumetti. Ciao.

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Giovanna Casotto

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