
HOLA MARI: nuovo EP di bhadmari
HOLA MARI è il nuovo EP di bhadmari
Uscito il 7 novembre per Undamento: cinque tracce nate come una conversazione a porte chiuse con sé stessa, tra inciampi, piccole ribellioni, maledizioni e testardaggine
È il passo successivo a “TUTTOSBAGLIATO” e raccoglie le uscite del nuovo percorso elettronico insieme al brano inedito e omonimo.
Il progetto è autobiografico e istintivo, scritto come si parla a sé stessi quando la stanza è vuota: un lungo giro tra insicurezze, coraggi quotidiani, fughe e ritorni. Dentro c’è l’idea che certe ferite si riparano solo con il tempo, il movimento, il suono. “Non posso trovare la felicità nello stesso posto in cui l’ho persa” è la mappa per uscire dalla testa e cercare aria altrove.
La title track nasce in un “giorno stregato”: il primo live, l’ansia a mille, Milo (il cane, il migliore amico) che se ne va quella mattina, la carta clonata, le gambe che a fine serata non reggono. Una
canzone scritta per non impazzire, come un loop di frustrazione e perché sempre tutte a me? Non doveva esplodere: doveva inciampare, vacillare, essere fragile, caotica, club e malinconica.
Molto è partito da una registrazione su Ableton rimasta accesa che ha catturato lei e un’amica mentre scherzavano in spagnolo. Quelle frasi sono diventate la voce dell’EP. Così lavora bhadmari: prende ciò che esiste, lo campiona, lo spezza, lo pitcha, lo sporca finché diventa suo. Sul piano sonoro “hola mari” è un alt-pop elettrico con synth e vocoder. L’immaginario dialoga con l’alt-pop spagnolo, tiene stretto “Melodrama” di Lorde, Laurie Anderson, SOPHIE e chi l’hyperpop l’ha spinto fino al limite. Non è copia-incolla: è assorbimento, traduzione, scelta. E in tutta la comunicazione compare Amore, una scimmietta-mascotte che vive anche online raccontando il dietro le quinte (@ciao.amoreeeeeee).
“hola mari” è musica per chi si sente solo ma non vuole sentirsi isolato. Se c’è un punto fermo è che la felicità non si compra, si costruisce, pezzo dopo pezzo, suoni dopo suoni.
HOLA MARI – TRACK BY TRACK
lasciatemi ballare – È nata in una cameretta di sabato sera, mentre tutti uscivano e Mari sceglieva la sua piccola rivolta domestica. “lasciatemi ballare” è una protesta gentile contro la FOMO di allora, ribaltata oggi in una quasi “paura di essere inclusa”. Nel ritornello c’è l’eco ironico di Totò Cutugno: a lui lasciatelo cantare, a lei lasciatela ballare. Il beat tiene il tempo di un respiro
che si ricava spazio anche quando il mondo bussa alla porta.
VAI – Qui l’indicazione è semplice e severa: spostati da dove fa male, perché la felicità non si ritrova nello stesso posto in cui l’hai persa. Il pezzo nasce da un impulso elettronico ruvido, figlio delle sue fissazioni hyperpop: il beat “hard” arriva per primo e le parole si incastrano di netto, quasi arrabbiate, come un ordine dato a sé stessa. “VAI” non coccola e non spiega, ma apre la finestra, fa entrare aria, costringe al primo passo.
forse è l’amore che manca – Una domanda in testa che non smette: che cosa mi manca? La risposta non c’è, ma c’è un suono che la regge: una chitarra registrata con l’iPhone e poi tagliata, pitchata, trasformata in pulsazione ipnotica; attorno un’elettronica asciutta, artigianale, che le appartiene. L’immaginario guarda alla nuova scena alt-pop spagnola, che Mari assorbe e traduce in una cifra DIY personale. È una canzone che non risolve: ti tiene compagnia nel dubbio e lo rimette a tempo.
lasolitudinefafarecosestupide – Nasce in studio come una jam che non doveva diventare nulla: pedali collegati a un Prophet “trovato”, batterie foley, uno stilofono infilato all’ultimo, e dentro le voci, le risate, il respiro della stanza. Parla di solitudine ma è nata in compagnia, e questo paradosso la accende. “Il problema è che io penso e non mi fermo”: il ritornello gioca sul non uscire dai pensieri e sul non uscire di casa, con ironia che punge. La cassa spinge, il vocoder allunga la scia: è da ballare soli, insieme.
hola mari – La title track viene da un “giorno stregato”: primo live, ansia, Milo (il suo cagnolino e migliore amico) che se ne va la mattina, carta clonata, gambe che cedono la sera. Una registrazione rimasta accesa su Ableton cattura voci in spagnolo nate per gioco: riascoltandole, diventano la chiave dell’EP. Il suono è alt-pop elettrico tra synth e vocoder, influenze assorbite e restituite con misura. Non è un pezzo che esplode: inciampa e vacilla, fragile e club allo stesso tempo, come chi sceglie di restare anche quando tutto gira storto.
Chi è bhadmari?
bhadmari è Marisa (b e d m ari ). Atipica, senza filtri, senza regole. La sua musica non nasce da un progetto, ma da una presenza: è semplicemente la versione più pura e vera di sé stessa. bhadmari è sempre esistita, come un’estensione naturale di Marisa, che ha vent’anni, origini partenopee e un talento istintivo nel trasformare il caos emotivo in canzoni che mescolano sincerità e straniamento, vulnerabilità e leggerezza. Cresciuta tra cantautorato italiano e giostre alt-pop, Marisa si nutre di contrasti: Pino Daniele e Lorde, Lucio Battisti e i Radiohead, Avril Lavigne e Ralphie Choo.
La musica per lei non ha confini né generi definiti: è uno spazio aperto dove sperimentare, una stanza mentale in cui convivono chitarre, synth e testi che sanno essere
diretti, ma mai scontati. Canta come se stesse parlando a sé stessa da fuori, su una giostra che gira mentre tutto intorno traballa. I suoi brani affrontano l’incertezza, le domande senza risposta, il bisogno di capire chi siamo davvero. bhadmari è questo: una voce che non vuole etichette, che preferisce la verità alla definizione. Un tappeto elastico sospeso su un terreno che brucia, da cui saltare su, ogni volta, anche solo per il gusto di vedere le cose da un altro punto di vista. A marzo 2025 presenta il nuovo progetto con sonorità elettroniche, il primo singolo uscito è “lasciatemi ballare”, il secondo è “VAI” e successivamente escono prima “forse è l’amore che manca” e poi “lasolitudinefafarecosestupide”, che anticipa l’uscita dell’EP “hola mari” il 7 novembre.


