L’intervista a Blutarsky

L’intervista a Blutarsky

Best Entertainment Intervista Blutarsky

Blutarsky, pseudonimo di Massimo Mondaini, è un rapper romano classe 1995. Si avvicina alla musica a soli 8 anni ed, a 16, inizia a comporre i suoi primi testi, ricercando uno stile di scrittura personale, riconoscibile, una propria identità artistica. Grazie a Elisa Serrani di Music & Media Press, noi di Bestentertainment siamo fieri di pubblicare la sua Intervista, buona lettura…

Video

Ciao Blutarsky, raccontaci un po di te. Quando hai iniziato la tua professione?

Ciao a tutti! Grazie per avermi invitato e per questa intervista. Non so cosa dire per raccontare un po di me, sono un ragazzo innamorato della musica e del Rap fin da piccolo, che ha coltivato questa passione; ho iniziato ufficialmente nel mondo della musica nel 2019, con un mio amico fraterno Producer, poi non mi sono più fermato, anzi, ho cercato e cerco di alzare sempre di più il tiro.

Parlaci del tuo nuovo singolo, “Malattia”, che affronta con emozione e delicatezza la delicatissima tematica della perdita di un genitore. Il brano nasce da una tua esperienza personale; te la senti di raccontarci com’è nato?

Non c’è problema. Il brano è assolutamente un’esperienza personale, perché ho perso mio padre ed i suoi ultimi mesi di vita sono stati difficilissimi; io, da subito dopo la sua morte, ho pensato di scrivere una canzone sull’accaduto e\o in suo omaggio, aspettavo solo il momento in cui sarei stato pronto a farlo, poi è nata spontaneamente su un aereo in volo, da qui i primi due versi della canzone. Non volevo parlare del passato, volevo rappresentare il presente, per cui il brano rappresenta un dialogo che ho oggi con mio padre, ossia quando non c’è più; ci sono riferimenti a gesti ormai di routine, come girare su Instagram, come citazioni cinematografiche toccanti per rappresentare la sua presenza, come Dare Devil sotto la pioggia. Il brano semplicemente è una rappresentazione della vita stravolta dall’assenza di mio padre, ma al contempo, la sua presenza costante e\o la mia richiesta di starmi sempre vicino, mentre la vita continua con la sua routine, fatta di Social e tanti altri elementi.

Quale genere di musica ami e ascolti?

A 8 anni ho ascoltato, casualmente, per la prima volta “Sing for the Moment” di Eminem ed è scattata una scintilla; io nasco culturalmente e artisticamente dal Rap, genere che mi ha cresciuto e che mi scorrerà nelle vene per sempre. Altri generi che mi piacciono sono la Reggaeton, il Lo Fi, il Rock e, parzialmente, il Pop; negli ultimi due anni sto mischiando il mio genere di base con tutti questi sopra citati, perché voglio creare una mia impronta personale che sia più unica possibile. Ad esempio, ultimamente mi sono esercitato molto su testi Rap Lo-Fi, oppure su canzoni simili allo stile odierno di Irama o Rkomi.

Che rapporto hai con i social?

Ho un buon rapporto con i Social, mi piace molto interagire su Instagram, soprattutto; Facebook è un buon passatempo, ma meno utile per le interazioni, per cui ora mi sto focalizzando anche su TikTok, Social che sta andando tanto in voga e che racchiude le generazioni di giovani; in generale sono molto aperto ai Social, li trovo un’opportunità enorme per brillare o spiccare il volo, però sono cosciente anche del loro lato oscuro, come offese, insulti ed heating di ogni genere.

Hai degli hobby?

Onestamente ne ho pochi, non per pigrizia, bensì perchè pochi ancora mi danno qualcosa di valido o mi insegnano qualcosa; uno di questi è la scrittura, mi piace cimentarmi anche nella scrittura di testi letterari, oltre che musicali, però quest’ambito rimane ancora strettamente personale; un altro hobby è YouTube, ho alcuni YouTubers che seguo per puro diletto o per il tema che portano e che mi spinge verso pensieri positivi o di un’apertura mentale più ampia.

Libro o film che consiglieresti?

Ammetto di non essere un grande lettore, in compenso sono un consumatore seriale di film e serie TV; avrei mille film da consigliare, però voglio consigliarne uno che mi sta particolarmente a cuore: Animal House. Non è un film molto conosciuto dalla mia generazione, ma è uno dei film cult della storia del cinema; lo consiglio perché io personalmente sono rimasto folgorato, quando lo vidi la prima volta. Un altro film che consiglio, uscito recentemente, è “Air, la storia del grande salto”: da fan accanito di Basket e del marchio Jordan, ha un cast stellare ed insegna come e quali vette si possano raggiungere pensando fuori dagli schemi, sopratutto per primi, e ascoltando cosa ci dice il rischio, in primis accettarlo. In generale, consiglio di avere un approccio aperto con l’arte, che sia scritta su pagine, oppure su un nastro cinematografico.

Che sensazioni provi quando ti esibisci?

È la sensazione più bella al mondo, un mix di paura e adrenalina: è un esercizio di stile per mantenere la calma, quando viviamo momenti di ansia; personalmente il palco è il mio posto felice, basta un’asta, un microfono e, possibilmente, un pubblico per essere felici. La sensazione più bella si prova quando senti di avere più sicurezza sul palco, quindi inizi ad interagire con il pubblico in maniera più fluida e spigliata, la preoccupazione per le parole del testo va scemando, senti ogni volta più forte quella piccola “malinconia” quando sai di dover cantare l’ultima canzone e vedi le persone che ti guardano, contente dello spettacolo che hai mostrato loro. È davvero la sensazione più bella del mondo; sembra una frase fatta, ma trovarsi su un palco, di fronte a poche o tante persone, ti fa cambiare completamente prospettiva del mondo, di te stesso, di tutto.

Progetti futuri?

Ho da poco pubblicato un EP a cui tengo tantissimo, “Gravità”, che riguarda i pianeti della Via Lattea e le canzoni prendono il nome da questi ultimi; consiglio a tutti di ascoltarlo, perché ho provato a portare più sonorità e mood possibili, rimanendo sullo stesso filo conduttore. I miei progetti futuri ad oggi riguardano i singoli, ora ho pubblicato Malattia, appunto; appena finisce il
Festival di Sanremo è già pronto un altro singolo più frizzante e fresco, poi si vedrà… sicuramente le idee non mancano.

Come sei caratterialmente? Pregi e difetti?

Caratterialmente sono molto genuino, educato, solare; per mia natura non mi piace vedere la gente triste, diventa una sorta di “Took it personally” di Michael Jordan con la tristezza, quindi cerco sempre di tirare su di morale la persona. Sono sempre stato molto socievole e vivo di contatti e amicizie, non mi piace stare solo, mi piace condividere il tempo con la mia ragazza, gli amici o le persone a cui voglio bene. Per questo motivo, un mio limite è la bontà, sono molto buono e gentile con le persone, ma spesso passo per o divento “fesso”; ammetto di avere il vizio di procrastinare un po, sono testardo e un po’ malfidato. Sono conscio dei difetti che ho, li accetto, ma cerco sempre di mostrare più i miei lati buoni.

Quali sono i tuoi modelli?

Le mie “muse” ispiratrici sono Eminem, i Club Dogo, Marracash, Ensi o Clementino; altri che ascolto sono Fibra, En?gma e ultimamente mi sto appassionando alla musica e i testi di Massimo Pericolo, secondo me una delle penne migliori in Italia. Il mio modello di norma è il Rap, ma mi ispiro tanto anche ad altri generi, infatti ascolto Vasco (per me un genio musicale), i Pinguini Tattici Nucleari, Cesare Cremonini, Rkomi di oggi, Irama e altri ancora in quantità molto minore.

La persona che ti ha sempre sostenuto?

Penso la mia famiglia, ma direi di più me stesso, perché la famiglia, appunto, mi ha insegnato a sostenersi da soli. Sembra un discorso egoistico, però intraprendere un percorso musicale, porta anche a questo, quando in pochi credono in te; ho la fortuna di avere una ragazza che mi sostiene dal primo giorno e che ringrazio ogni giorno di esistere, arrivata in un momento della mia vita in cui pesava sostenermi da solo, a parte i miglioramenti che ha apportato alla mia vita. Anche i miei amici cercano di sostenermi ai concerti Live. Ringrazio chiunque voglia sostenermi.

Dove ti piacerebbe vivere?

Forse vi stupirò, ma non è importante il dove, bensì il come: mi piacerebbe vivere di musica, viaggiare per le città per i concerti o per produrre; un posto dove mi piacerebbe vivere sono gli States, se possibile sulle coste, oppure la Cina, di cui sono innamorato, ma senza vivere di musica non avrebbe lo stesso gusto. Scrivo testi da quando ho 16 anni, produco da 6 e da 5 ho intrapreso questo percorso, quindi è davvero tutto quello che desidero, più del luogo dove mi piacerebbe vivere.

Se avessi una bacchetta magica, cosa faresti?

Bella domanda! Sarebbe troppo facile dire “eliminare tutta la nuova scena musicale”, in quanto è sempre il pubblico che detta le sonorità e le argomentazioni di moda di un periodo storico; se avessi una bacchetta magica, cambierei proprio il pubblico, più che chi gli dà da ascoltare. La generazione di quando avevo io 15 anni, era composta da pochi “eletti” che riuscivano a svoltare nell’industria musicale, ma tutti con una propria unicità ed un qualcosa di serio da dire; non solo per il gusto dell’artista, ma soprattutto perché c’era quella richiesta dal pubblico. Oggi, i social danno popolarità sia per una canzone fatta bene, che per una molto stupida; inoltre, l’ambiente è saturo di artisti che esplodono e, al contempo, vuoto di contenuti, perché appunto in pochi sono autentici e, al contrario, tanti sono la copia carbone di rapper già famosi. Anche per il discorso di oggi, è sempre il pubblico che richiede questo, se va di moda. Io non vorrei tornare al 2010 e non sarebbe neanche giusto per l’evoluzione naturale delle cose, piuttosto vorrei ricreare i requisiti musicali di un tempo, soprattutto ora che il Rap domina le classifiche, ora che si salvano davvero in pochi nella nuova scena. Con la bacchetta magica vorrei solamente togliere questo senso di appagamento nelle sonorità, nei risultati e nelle classifiche del mio genere del cuore; ora che il senso di “originale” si sta lentamente sbiadendo, mi piacerebbe tanto riportarlo in auge, come un tempo.

Blutarsky

Contatti:

Facebook

Instagram


Per leggere altre interviste, clicca nel LINK