
Intervista a Arianna Pascale
Best Entertainment Intervista Arianna Pascale
IL POTERE DELLA SPECIALIZZAZIONE
Ogni giorno assistiamo all’ingresso nel settore di pseudo-ptofessioniste disposte a tatuare qualsiasi zona del viso e del corpo pur di seguire mode e tendenze. Tutto ciò si traduce, molto spesso, in danni irreversibili per le clienti che, ignare, si affidano ad operatori inesperti.
Ma com’è possibile capire a chi poter affidare il proprio viso senza incombere in sciagure?
Intervistiamo Arianna Pascale, massima esperta in tecniche di rigenerazione cellulare di ciglia e sopracciglia, altamente specializzata in Microblading.
Buongiorno Arianna e benvenuta nel nostro format. Come si riconosce un professionista da un appassionato che si improvvisa?
Grazie innanzitutto per l’invito. Ecco, al giorno d’oggi con i social è diventato molto difficile capire chi fa cosa e come poiché molti operatori pubblicano lavori e protocolli di proprietà altrui. Personalmente mi sono ritrovata dinanzi a furti di foto, video e protocolli: tale comportamento non solo vìola la proprietà intellettuale e artistica del professionista ma si tramuta in danno d’immagine e danno al cliente finale, che si ritrova così nelle mani di un truffatore. Detto ciò il consiglio che mi sento di dare è informarsi sui motori di ricerca ed, in particolare modo, sul sito web del professionista, o sedicente tale, a cui vorremmo affidare la nostra bellezza.
Cosa ne pensa degli operatori che cavalcano le mode, gli stili del momento e le tendenze?
Sono fortemente convinta che non tutto quello che va di moda è bello. Nel mio settore vedo sempre più scarabocchi e meno sopracciglia. Forzare un disegno delle arcate sopracciliari significa necessariamente allontanarsi dall’originaria armonia che caratterizzava quel viso.
E se fosse la cliente a chiedere una forzatura delle proporzioni?
Semplice: non prendo in carico quella richiesta. Per lavorare bene bisogna saper dire NO. Lo si deve fare per etica, per coerenza, per principio… e per il bene di quella stessa cliente che sta avanzando in modo del tutto inconsapevole, la sua richiesta.
Arianna, le è mai successo di rifiutare una cliente e, nel caso, ci potrebbe dire perché lo ha fatto?
Il 50% delle mie clienti riceve un no. Per me è assolutamente naturale spiegare alla cliente che abbiamo una visione troppo divergente in merito al concetto di bellezza e per tale motivo preferisco rifiutare l’incarico. La maggior parte delle clienti che ricevono un no riflettono sulla mia onestà e quindi sulle ragioni che mi spingono a dire no, e alla fine decidono di sottoporsi al mio metodo di ricostruzione delle arcate sopracciliari mettendo da parte le loro assurde richieste. Una piccola parte, più propensa a risultati artificiosi e innaturali, accetta il mio responso negativo e si dirige nelle mani di operatori in linea con quelle determinate esigenze… da me lontane anni luce. Credo che questa sia la più grande forma di rispetto che un professionista possa avere nei
confronti di chi ha davanti.
Cosa ne pensa di chi tatua le sopracciglia con la macchinetta elettrica?
Penso che dovrebbero cambiare mestiere. Nel 2023 non è possibile danneggiare la pelle e causare il diradamento dei peli per seguire una moda che ben presto finirà nel dimenticatoio!
Cosa ne pensa, invece, delle tecniche che prevedono l’incurvatura delle sopracciglia? Mi riferisco alla laminazione e alle tinture che vanno tanto di moda…
Quello che molta gente non comprende è che tutto ciò che risulta essere una forzatura, danneggia. Le colle per le sopracciglia (che chiamano sieri o bora gel per aumentarne le vendite) disidratano i peli e, nel lungo periodo, li spezzano. La laminazione o la macchinetta elettrica velocizza il diradamento dei peli cioè la caduta progressiva e irreversibile, che si manifesta in buchetti e spazi
vuoti tra le sopracciglia. Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso. Nessun medico consiglierebbe mai al suo paziente di applicare colla tra le sopracciglia o
prodotti chimici. Ma lo fanno le influencer (che vengono pagate per pubblicizzare questi prodotti) e allora la gente segue a ruota, imita, e ne paga leconseguenze.
Lei è sempre così scheda e diretta o sta facendo un eccezione per noi? Scherzo, ovviamente ma siamo curiosi di conoscere questo lato pungente…
Le rispondo con un aneddoto: ho un papà musicista e all’età di 6 anni ero una bambina prodigio. Suonavo pianoforte con due mani senza il bisogno di leggere lo spartito. Solfeggiavo perfettamente ma suonavo ad orecchio. Durante le selezioni per la classe musicale fui l’unica ragazzina ad entrare con il massimo punteggio ovvero 100 esiti positivi su 100. Prima di abbandonare
l’aula, al termine dell’applauso dei professori, mi fermai. Tornai alla cattedra, guardai negli occhi il Direttore e dissi che odiavo suonare il poianforte, che solo pensare al pianoforte mi fa venire la nausea e che se ero lì era solo perché mi aveva obbligata mio padre, che vedeva in me un prolungamento della sua persona ma che tutto ciò causava in me dolore e frustrazione. Beh, le lascio
immaginare il silenzio tombale che si creò. Fui espulsa. I professori fecero risultare il mio punteggio come non sufficiente per l’ammissione in istituto e si complimentarono con me per il coraggio e la schiettezza di andare contro un sistema imposto in cui non ero felice né a mio agio.
Grazie Arianna, è stato un onore e piacere averla intervistata. Lei è un grande esempio per molte persone. Ci auguriamo di rivederla presto!
Il piacere è tutto mio. Se gli impegni me lo permetteranno, sarò lieta di fare un’altra chiacchierata con voi. Buon tutto!
Arianna Pascale
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