
Perché la TV italiana ignora Fabio De Vivo?
La TV italiana cerca volti nuovi, poi ignora quelli già pronti: il caso Fabio De Vivo
C’è un grande equivoco, oggi, nella televisione italiana: si parla continuamente di ricambio generazionale, ma nei fatti si continua a puntare sempre sugli stessi volti
Più che mancanza di talenti, è una mancanza di coraggio. Da RAI a Mediaset, il sistema resta conservativo: si preferisce l’usato sicuro, anche quando inizia a mostrare segni evidenti di stanchezza.
In questo scenario, il caso di Fabio De Vivo è emblematico.
Vent’anni di radio, una presenza costruita nel tempo, non improvvisata. Una community ampia e reale, ma soprattutto una cosa che oggi pesa più di tutto: credibilità. Non è un volto nato da un reality, non è un personaggio costruito. È un professionista formato, con un linguaggio, un ritmo, una capacità di stare in scena che pochi hanno davvero.
Ed è qui il paradosso: è esattamente il tipo di figura che la televisione dice di cercare, ma che poi fatica a valorizzare. Troppo pronto per essere una scommessa, ma non ancora inserito nei meccanismi che trasformano qualcuno in una “certezza televisiva”.
Eppure, basterebbe poco per capirlo.
De Vivo è un conduttore naturale: sa intrattenere senza banalizzare e raccontare senza appesantire. È una qualità rara. E il suo spazio non è nei reality di passaggio, che rischierebbero solo di banalizzarlo. Il suo terreno è quello di una seconda serata intelligente, di un late show moderno, o di un format di racconto contemporaneo dove parola, ritmo e visione tornano centrali.
Il punto non è dargli una possibilità. Il punto è
riconoscere che è già pronto.
La vera domanda è: la televisione italiana è ancora capace di accorgersene?
Servizio a cura di Nicola Vono

