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Quinto anniversario della cantina Seguire le Botti

Seguire le Botti celebra il quinto compleanno con i Fratelli Serva

Seguire le Botti e la Trota firmano una cena che unisce acqua dolce, orto e territorio in un racconto gastronomico di rara eleganza

Per celebrare il quinto anniversario della cantina, Seguire le Botti ha scelto di raccontarsi attraverso ciò che più la rappresenta: una tavola che racconti il Lazio, ricerca e relazioni autentiche. Nasce così la cena a quattro mani con lo stellato La Trota dei fratelli Serva, appuntamento che ha riunito due visioni gastronomiche, diverse solo in apparenza, accomunate da una stessa idea di cucina essenziale, territoriale e profondamente identitaria.

L’Agro Pontino e la Valle Santa reatina. Due territori attraversati dall’acqua, dalla ruralità e da una cultura gastronomica fatta di gesti essenziali, rispetto della materia e profondo legame con il paesaggio. È da questa affinità che nasce la cena a quattro mani andata in scena il 19 maggio 2026, presso il ristorante Seguire le Botti, in occasione del quinto anniversario dell’agriturismo di Cantina Sant’Andrea.

Un incontro che ha visto protagonisti lo chef resident Pasquale Minciguerra e la cucina de La Trota, riferimento assoluto della cucina d’acqua dolce italiana guidato dalla famiglia Serva, titolari del ristorante insignito della stella Michelin, rappresentata in questo caso dallo chef Sandro Serva, accompagnato dal sous chef Matteo Discepoli e dalla pastry chef Jasmine Smordoni.

Più che una semplice celebrazione, la serata è stata il racconto di due visioni che condividono la stessa idea di ospitalità e di cucina: una cucina capace di ascoltare la natura senza forzarla, di lavorare sulla memoria senza nostalgia e di trasformare ingredienti spesso umili in un’esperienza di grande eleganza e profondità. Da oltre sessant’anni La Trota porta avanti un lavoro unico nel panorama italiano, costruito attorno all’acqua dolce, alla pesca sostenibile, alle erbe spontanee e a una sensibilità che rifugge ogni forma di eccesso.

Un linguaggio nitido, riconoscibile, nato nel cuore della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile e cresciuto attraverso la visione dei fratelli Maurizio e Sandro Serva, che hanno trasformato il ristorante di famiglia in uno dei luoghi più identitari dell’alta cucina italiana senza mai perdere il senso dell’accoglienza domestica e del rapporto con il territorio. Una filosofia che trova molti punti di contatto con quella di Seguire le Botti e con il lavoro di Pasquale Minciguerra, dove territorio, stagionalità e ritmo agricolo diventano parte integrante del racconto gastronomico. In entrambe le cucine la tecnica non invade mai il piatto, ma resta al servizio dell’ingrediente e della sua riconoscibilità.

La cena si è aperta con il Fior di zucca ripieno, gelato di zucchine alla scapece e talli fritti di Mincigeurra, piatto vegetale, giocato su contrasti di temperatura e acidità che celebrano l’orto di stagione senza renderlo didascalico. Con L’uovo di carciofo…, uno dei piatti simbolo de La Trota: pochi elementi, riconoscibili, trattati con precisione assoluta e capaci di restituire profondità attraverso un’apparente semplicità. I Raviolini di pane e pomodoro con colatura di provola hanno rappresentato uno dei momenti più intensi della serata, sintesi perfetta tra memoria contadina e sensibilità gastronomica, in cui il concetto di “cucina di recupero” si traduce in profondità, equilibrio e pulizia aromatica.

Con Trota, more e porcini il percorso è entrato nel cuore della cucina della famiglia Serva, da sempre impegnata a restituire nobiltà gastronomica al pesce d’acqua dolce attraverso equilibrio, leggerezza e profondità aromatica. Omaggio al celebre Trota e foie gras del 2008, racconta il bosco, l’acqua e la montagna con eleganza silenziosa, senza mai cedere all’effetto. A chiudere il percorso, due dessert accomunati da una grande freschezza aromatica ma distinti per sensibilità e costruzione. Agrumi, cioccolato al sale e gelato alle olive – della pastry chef Jasmine Smordoni de La Trota – prende ispirazione dalla classica insalata di olive e arancia della tradizione mediterranea.

Un elegante equilibrio tra zuppa di agrumi, cannoli di cioccolato bianco salato ripieni di mousse di mango, gelato alle olive nere della Sabina e cialda agli agrumi. Il risultato è un raffinato gioco tra dolcezza, sapidità e note agrumate. La Mousse alla fragola con biscuit di mandorla e insalata di fragola Favetta del pastry chef “di casa” Andrea Amato – costruita su freschezza, tensione aromatica e primizie del territorio – è il coerente e raffinato finale di un percorso pensato come un racconto.

Ad accompagnare ogni portata, il wine pairing firmato Cantina Sant’Andrea, parte integrante dell’esperienza gastronomica e del dialogo tra i territori. Le etichette selezionate hanno seguito il ritmo della cena con precisione e naturalezza, valorizzando tensione, freschezza e profondità dei piatti senza mai sovrastarli. Un percorso costruito per mettere il vino al servizio della tavola e della convivialità, nel segno di quella cultura dell’accoglienza che rappresenta il cuore del progetto Seguire le Botti.

«Questa serata nasce dall’incontro tra cucine che condividono sensibilità, rigore e rispetto per la materia. – racconta Pasquale Minciguerra – Con La Trota esiste una stima profonda: è una cucina che riesce a essere essenziale ma intensa, tecnica ma mai distante». Una visione condivisa anche da Andrea Pandolfo, che sottolinea come «celebrare i cinque anni di Seguire le Botti con una realtà come La Trota significa raccontare un’idea precisa di ospitalità italiana, fatta di territorio, ricerca e autenticità».

«È stato un piacere conoscere la famiglia Pandolfo e il team di Seguire le Botti» – commenta soddisfatto Sandro Serva – «una realtà coesa, attenta e animata da grande sensibilità. Siamo felici di aver condiviso con loro il quinto anniversario di questo progetto, portando la nostra cucina nell’Agro Pontino e partecipando a una celebrazione fatta di accoglienza, confronto e autentico spirito di condivisione».

Una cena che il pubblico ha accolto con entusiasmo e partecipazione, trasformando il quinto compleanno della cantina in qualcosa di più di una celebrazione: un dialogo autentico tra due estremità del Lazio, due sensibilità e due storie capaci di riconoscersi attraverso la cucina.

Servizio a cura di Roberta Nardi

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