L’intervista a Giuseppe Petrilli

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L’intervista a Giuseppe Petrilli

Giuseppe Petrilli è un artista che ama sia il il disegno classico sia le nuove tecniche digitali. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali a Miami, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Montreal, Berlino, Zurigo, Roma, Milano, Firenze, Verona, Napoli, Salerno, Catania, Bari, Lecce, Taranto, Foggia…

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Ciao Giuseppe, raccontaci un po’ di te, dove sei nato, percorsi di studi fino ad arrivare alla tua professione…

Sono nato a Lucera, in provincia di Foggia, studi classici, da sempre dedito al disegno e all’arte da autodidatta. Nel 2006 decisi di buttarmi nell’avventura dell’arte erotica per il gusto della provocazione, mosso dal desiderio di scardinare la mentalità dei benpensanti. Credo di potermi definire “pioniere” in un contesto sociale in cui tutto era tabù e rileggendo quel periodo posso affermare, senza dubbio, che il mio sia stato un vero e proprio “atto di coraggio”, che mi ha permesso di sdoganare l’arte erotica non solo nella mia città, ma in una intera provincia “provinciale” come quella di Foggia, e di dimostrare attraverso le mie opere, in maniera ironica e provocatoria, che l’erotismo non è un concetto astratto, ma una cosa concreta e reale che caratterizza ognuno di noi.

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Considero l’eros la sublimazione della gioia di vivere , un modo raffinato e razionale di intendere la sensualità e le sue molteplici espressioni. In quanto tale, l’ironia e l’approccio ludico credo siano tra le migliori e più efficaci soluzioni tramite le quali rappresentare l’erotismo stesso.

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Anche scandalizzare probabilmente è un’arte e oggi continuo a farlo, oltre che con le opere grafiche, anche attraverso la fotografia. Fin dall’inizio ho perseguito l’idea di rappresentare un erotismo vero, mostrato, forse crudo, ma sincero e quella di rappresentare una donna sicura di sé, che dominasse con la propria fisicità e personalità lo spettatore.

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Per realizzare ciò da sempre mi avvalgo quasi esclusivamente della collaborazione di modelle non professioniste, quelle che una volta definivano “le ragazze della porta accanto”, ragazze che abbracciano la mia filosofia e che, attraverso le mie opere, imparano a prendere coscienza del proprio corpo e della loro sensualità.

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Chi è l’artista che ami di più?

Credo che per un artista sia fondamentale crearsi uno stile personale e riconoscibile, per cui ho sempre cercato di non farmi condizionare troppo, ma naturalmente c’è più di un artista che amo in maniera particolare. Tra questi senz’altro Gustav Klimt, Egon Schiele, Edward Hopper, Tamara De Lempicka, tra i contemporanei Michael Hussar. Apprezzo, inoltre, gli scatti e le atmosfere di Helmut Newton e la spregiudicatezza di Araki, Robert Mapplethorpe ed Eric Kroll.

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Che cosa ti piace e cosa detesti?

Amo la gentilezza e l’empatia. Di contro detesto l’arroganza, la presunzione (soprattutto se ingiustificata), la maleducazione e la finta spregiudicatezza da social.

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Tra i tuoi strumenti di lavoro usi anche il computer?

La mia produzione artistica è doppia: quella della pittura e del disegno, quindi più classica sia nel gesto, che nella tecnica e quella volta alla ricerca e alla sperimentazione, che guarda con interesse alle tecniche digitali e alle possibilità espressive che esse offrono. Mi piace da sempre creare dei “mash-up” tra le due cose, per cui uso molto softwares e applicazioni che mi permettano di realizzare ciò.

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L’esperienza più bella fatta finora?

A livello artistico ce ne sono tante, come le mostre negli Stati Uniti o in posti prestigiosi come il Chiostro del Bramante a Roma o la Coveri Maison a Firenze. Annovero tra le belle cose anche la pubblicazione delle mie opere su riviste di primo piano come Playboy Italia o in cataloghi in compagnia di artisti di prima grandezza come Araki, David LaChapelle, Man Ray, Richard Kern, Mimmo Rotella, Giovanni Gastel.

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Come sei caratterialmente?

Riservato, preciso, curioso.

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Credi nei sogni?

I sogni ci conducono per mano nel riconoscere le nostre aspirazioni e sono il motore che ci spinge verso la loro realizzazione, guai se non li avessimo.

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Periodo artistico che ami di più?

Mi incuriosisce l’arte contemporanea, poichè ritengo che l’espressione artistica debba essere sempre figlia del suo tempo e manifestazione di esso. In modo particolare destano il mio interesse quegli artisti a me affini in quanto a soggetti e tecnica. Detto ciò sicuramente il periodo della Secessione viennese di inizi ‘900 del secolo scorso mi ha sempre affascinato in maniera particolare.

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Se potessi scegliere in quale epoca vorresti vivere?

Credo che aver vissuto a cavallo tra gli anni 70 e 80 non sia stato affatto male, visto tutte le cose positive (ma anche negative) e le grandi ispirazioni che hanno portato con sé, però se proprio dovessi scegliere credo che quello della Belle Époque francese sia stato un periodo storico molto interessante da vivere, anche dal punto di vista artistico.

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Giuseppe Petrilli

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