Best Entertainment Intervista Eric Mormile
Eric Mormile conferma la sua capacità di raccontare e raccontarsi. Il suo ultimo brano racconta e descrive i temi più attuali e significativi del nostro tempo, con uno sguardo rivolto al futuro e radici ben salde nella tradizione. Grazie a Elisa Serrani di Music & Media Press noi di Bestentertainment pubblichiamo la sua nuova Intervista, buona lettura…
Video
Ciao Eric, ben ritrovato. Innanzitutto, come stai?
Un saluto a voi, sto bene, grazie mille dello spazio dedicatomi. Il tema dell’emigrazione forzata è centrale in “Lla Ffore“, il tuo nuovo singolo.
Cosa ti ha spinto a trattare questo argomento così delicato e personale, pur non avendolo vissuto direttamente?
Le persone a me molto vicine. Sono state loro, anche se indirettamente, a spingermi a trattare questo argomento, poiché molte hanno vissuto questa condizione. La mia testa, ascoltando le loro storie, si è riempita delle emozioni e sensazioni che hanno provato, fino al punto da doverle far uscire fuori, e quindi cosa di meglio per farlo che scrivere una canzone? “Lla Ffore” appare proprio come una canzone di resilienza e coraggio.
Come hai trasformato il concetto di emigrazione, tradizionalmente visto come una sconfitta, in un messaggio di orgoglio e speranza?
Proprio ascoltando i racconti delle persone a me vicine, notavo come anche se ciò che le ha spinte a partire erano motivi sempre diversi, erano comunque tutti accomunati dal desiderio di migliorare la propria condizione. Questo è stato ciò che mi ha dato il concetto di base per scrivere: basta accettare compromessi miseri, c’è da vivere davvero. Ed ecco che lo sconfitto, costretto a partire perché si rende conto di non poter più andare avanti qui, diventa invece un essere umano consapevole dei propri punti di forza e del concetto di amor proprio. Un uomo orgoglioso che sceglie di dire basta, che vuole sentirsi davvero valorizzato e vivere una vita almeno dignitosa, perché lo merita anzitutto come essere umano.
Il brano mescola elementi di pop-rock con sfumature di world music. Come sei riuscito a bilanciare tradizione e modernità nella tua musica?
Mi sono sempre pensato come un cantante napoletano alternativo. Molti dei miei colleghi continuano a portare avanti quella tradizione testuale e musicale fatta di canzoni sentimentali, nulla in contrario finché non diventa stereotipia. Personalmente non sono mai stato interessato a percorrere quella strada perché volevo fare qualcosa di nuovo. La sfida, la sperimentazione e l’audacia nella scrittura sono quelle componenti che mi spingono, sia da un punto di vista testuale sia da quello musicale, a cercare sempre il ‘’non ancora sentito’’. Questo è andato di pari passo a molta musica che ascolto, dove oltre alla canzone sentimentale compaiono anche molti temi atipici.
Nel video di “Lla Ffore”, le immagini trasmettono l’intensità del messaggio. Qual è stata la visione dietro il videoclip e come hai lavorato con il regista per renderla realtà?
Ho un team veramente unico, Diana De Luca che si occupa delle copertine e Michele De Angelis che si occupa dei video. La cosa che ci siamo detti dal giorno zero di questi progetti legati al nuovo disco era di avere idee semplici ma da un punto di vista di comunicazione sempre efficaci. Ed ecco che l’emigrante che va via, invece di salire sui bastimenti come succedeva ad inizio 1900, è la persona che simbolicamente lascia il bosco che ben conosce per i campi aperti che rappresentano un ignoto verso cui però si fionda. Devo dire di essere molto fortunato, perché siamo tre persone che hanno una sensibilità artistica molto affine e vicina, non è un caso che Diana sia ormai una mia collaboratrice da molto tempo. Tutti e tre abbiamo avuto la visione di un video girato all’aperto e avevamo una sorta di canovaccio di base da cui partire, ma alcune idee molto simboliche ci sono venute stesso sul set. Questo perché quando hai piena fiducia delle persone con cui lavori ti viene spesso anche di dirle cose come ‘’vabbè, qualche altra idea la vediamo direttamente sul set’’, ed è un tipo di discorso che a loro ormai faccio sempre.
Eric Mormile
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