Tao per un anno 223

Ciarlatani

Siede sul trono con compiaciuta sicurezza.
La pelle è oro brillante, gli occhi come
quelli di un serpente.
Le labbra spalmate di miele, la lingua
rosso intenso.
Esorta i suoi seguaci ad abbandonare
ogni inibizione.
“Ciò che sentite è il Tao,
perciò lasciatevi pure andare.”
Essi urlano, gemono, danzano follemente.
“Sì!Sì! esclama.”Qualunque cosa facciate
è Tao!”

Oggigiorno troppi ciarlatani blaterano di spiritualità: quando incontriamo questi sedicenti maestri, dobbiamo mostrarci ostili. Se la via che ci indicano appare facile, probabilmente sarà anche falsa.
Perché mai l’impresa spirituale dovrebbe essere diversa dalle altre? Possiamo forse diventare ballerini senza fare alcuna fatica? Studiare è stata cosa facile? Tutto richiede sforzo. Inutile pensare che si possa raggiungere una condizione spirituale semplicemente standosene seduti in presenza di un maestro; eppure, un sacco di gente continua a cadere nella trappola di questa logica. Nei raduni di massa, sfruttare una leggera isteria collettiva e la tendenza a muoversi in gregge è un gioco da nulla. Un maestro ci dirà che qualunque cosa facciamo è sacra: il maestro può raccontare ciò che vuole, ma mai e poi mai potrà pretendere di darci il Tao: Il Tao ce lo guadagnami da soli. E’ difficile trovare dei veri maestri, e seguire la strada impone solitudine e disciplina. Se ciò che occorre è l’impegno quotidiano, come possiamo costruirlo in occasione di un semplice raduno? Lasciarsi andare non è sinonimo di Tao. Il vero Tao può essere raggiunto solo attraverso la comprensione e la forza.