Tao per un anno 135

Visioni

Né droghe né volontà
per indurre le visioni:
trapassare ogni visione,
per scorgere il vuoto.

Il Tao non si raggiunge né attraverso la droga, né con mezzi esterni: sicuramente potremmo avere delle visioni, ma come riconoscere il significato?
Per quanto vivide, per quanto profonde, esse andrebbero comprese, altrimenti la loro utilità resterebbe nulla. Anche la meditazione porta visioni, voci, sensazioni e certezze assolute. Ma una preparazione indispensabile per queste esperienze risiede in una precedente ricerca filosofica: l’adepto potrà così sistemare le nuove esperienze all’interno di una precisa cornice di riferimenti. In tal modo non vi sarà confusione ed egli riuscirà a distinguere il vero dal falso – giacché, dopotutto, anche le intuizioni della meditazione possono sempre lasciare spazio al dubbio.
Non tutto ciò che riceviamo nel corso della nostra ricerca spirituale sarà vero; ci capiteranno anche gli inganni, e dovremo riuscire a penetrarli con lo sguardo. La forma assunta dalle visioni non è che una funzione del nostro stesso grado di sofisticazione mentale. In quanto tali, esse sono comprese nella circonferenza della mente. Se desideriamo ricevere impulsi dal vero Tao, dovremmo sapere che tali impulsi non ci arrivano sotto forma di visioni: ricevere il Tao significa semplicemente entrare in uno stato di consapevolezza. I seguaci del Tao possono indulgere per un po’ nelle visioni spirituali, ma alla fine imparano che esiste qualcosa di più importante di questa infinita esplorazione. Il fine ultimo è trascendere la condizione di schiavitù in cui ci relegano le percezioni. Solo dopo aver raggiunto tale stato di consapevolezza potremo giudicare la realtà in maniera adeguata.