Tao per un anno 312

Audacia

Chi prende in mano le redini
della propria vita
non esita a prendersi anche
la vita degli altri.

 

C’erano una volta due amici che camminavano per le montagne. Uno era un poeta, l’altro un uomo di stato. Giunsero sul ciglio di un profondo burrone, alla cui base ruggivano delle rapide sormontate da un esile ponticello di tavole di legno.

“Scendiamo e andiamo a incidere i nostri nomi sulla riva opposta” propose l’uomo di stato. Il poeta rifiutò. Allora, con grande coraggio l’amico prese a scendere solo, attraversò il ponte e in bella calligrafia scrisse i nomi sulla riva opposta. Quindi tornò ad arrampicarsi.

“Un giorno ucciderai qualcuno” gli disse il poeta.

“Perché dici questo?” esclamò l’amico.

“Chi prende in mano le redini della propria vita non esiterebbe a prendersi anche la vita degli altri”. Attenzione agli uomini troppo audaci: gli eroi disposti a rischiare la propria vita sono capaci di mettere a repentaglio quella altrui. In fondo, chi ama il rischio non comprende la saggezza insita nella conservazione, nella compassione e nell’accortezza. Una persona simile sarà sempre una minaccia per gli altri, imporrà la propria volontà e arriverà persino a uccidere – non per passione, ma per qualcosa di assi più letale: la razionalità. Quindi giustificherà il proprio operato appellandosi all’ideologia, al patriottismo, alla religione e alle questioni di principio. In caso di attacco, l’uomo audace risponde con forza, sicurezza ed energia. Ma in tanto sfoggio di bravura non resta spazio per la consapevolezza del sottile. La vita non è semplice, e occorre molto tempo per imparare a dominarla. Forse per questo gli audaci sono giovani, e i saggi vecchi.